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Pet therapy. Un miglioramento della qualita’ di vita

By Novembre 30, 2018 No Comments

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I benefici della Pet therapy: quando un animale aiuta a stare meglio

Quante volte vi sarà capitato di leggere un articolo o di ascoltare un servizio in televisione dedicato alla Pet therapy? Quante volte potrà capitarvi di commuovervi nel vedere film o documentari in cui vengono ripresi bambini autistici, affetti da grave disabilità o malati di tumore che sorridono nell’abbracciare un cane, nell’accarezzare un gatto o un coniglio o nel cavalcare un cavallo? Sicuramente molte.

In tutte queste occasioni, però, potrebbe non esservi mai capitato di fermarvi a riflettere su cosa sia la Pet therapy, quando sia nata, quali miglioramenti clinici e psicologici possa dare e quanto possa contribuire nel processo di guarigione di un malato.

La Pet therapy nasce grazie a Boris Levinson, uno psichiatra infantile che negli anni Cinquanta scoprì l’azione positiva della compagnia di un animale su un bambino gravemente ritirato ed iniziò le prime ricerche sugli effetti degli animali da compagnia in campo psichiatrico.

Medici, psicologi, infermieri che lavorano in ambito sanitario, educativo e terapeutico sono concordi nell’affermare che la Pet therapy, come terapia non farmacologica di tipo ricreativo educativo e assistenziale, possa contribuire fattivamente al miglioramento della qualità della vita e del benessere di alcune categorie di persone, quali ad esempio gli anziani, i disabili, i malati terminali, i malati lungodegenti, le persone affette da anoressia o bulimia ed i tossicodipendenti.

E’ importante sottolineare che i contributi migliorativi non derivano da qualità generiche imputabili all’animale, bensì dalle attività di relazione che le persone malate instaurano con esso. Ne deriva, quindi, che gli effetti delle attività di relazione possano essere calmanti, stimolanti, talvolta decentrativi o che possano aumentare l’autostima. Alcune possono favorire la socializzazione, altre l’auto narrazione oppure la cura di sé.

L’animale diventa a tutti gli effetti un “partner di relazione”; una relazione che va quindi tarata sui bisogni specifici della persona, che va mirata al miglioramento delle condizioni di salute del paziente e che si realizza attraverso un rapporto be-to-be con il malato.

Quali sono gli animali che possono essere ammessi a programmi di Pet therapy? Possono essere impiegati solo animali appartenenti a specie domestiche quali cani, gatti, equini, suini, bovini, ovini, caprini e conigli. Tali animali devono essere valutati da un medico veterinario comportamentista, secondo specifici parametri riguardanti la perfetta socializzazione, il livello di socievolezza e la capacità di stare nel contesto situazionale previsto. Devono, inoltre, essere monitorati costantemente sotto il profilo igienico-sanitario da un veterinario rispetto al loro stato di salute generale e alla mancanza di patologie trasmissibili all’uomo.

Elisabetta, ricoverata anni fa a seguito di un forte stress post traumatico, racconta la sua esperienza personale di pet therapy: “Quando entrai in ospedale avevo dei valori del sangue molto sballati. Temevano che io avessi la Sla, ma in una prima fase non mi dissero nulla. Mi consigliarono di passeggiare all’interno dei giardini dell’ospedale e di svagare la mente. Ma non mi dissero che, camminando, avrei trovato della gabbie al cui interno c’erano scimmie che giocavano fra loro, facevano salti incredibili e mi venivano a dare la mano, aggrappandosi alla rete. Adoro le scimmie e le trovo animali proprio simpatici, quindi per l’intero ricovero le andai a trovare ogni giorno restando ore ad osservarle. Dopo 6 giorni dal mio  ricovero, in un incontro con la psicologa del reparto, venni a sapere che i miei valori del sangue erano tornati normali, che non avevo alcuna malattia e, soprattutto, che potevo tornare a casa. Avevo accumulato talmente tanto stress che i miei muscoli sembravano essersi atrofizzati e grazie alla lucidità e simpatia delle scimmiette ero riuscita e divertirmi e stare meglio. Non ero consapevole della mia situazione e soprattutto non mi ero resa conto di essere arrivata quasi ad un punto di non ritorno. Dirò sempre grazie a quelle scimmiette perché mi hanno saputa guarire”.

L’importanza della Pet therapy, riconosciuta ormai a livello mondiale, ha fatto sì che i vari Stati abbiano emanato normative che ne regolano sia la fruizione da parte dei pazienti sia i parametri cui ospedali e strutture di degenza devono applicare. In Italia il Ministro della salute, le province autonome di Trento e Bolzano e le Regioni hanno siglato “l’accordo del 6 febbraio 2003” in materia di benessere degli animali da compagnia e pet therapy. Regioni e province devono promuovere l’adozione di iniziative tese ad agevolare il contatto di anziani e bambini con l’animale da compagnia.

L’importante è ricordare sempre che la Pet therapy apporta miglioramenti solo se adegua il proprio intervento ai particolari bisogni del paziente e se viene fatta sempre sotto il monitoraggio costante di medici, psicologi, psichiatri e specialisti che ne possano valutare l’efficacia.

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Dalida Panseri

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