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il mito di Narciso

By Gennaio 4, 2019 No Comments

       mito di narciso             narciso

“Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più bello o la più bella del reame?”.

Chissà a quanti di noi, almeno una volta nella vita, è venuto il desiderio o la spontaneità di rispondere “IO”.

In ognuno di noi, infatti, è presente un tratto narcisistico che in modo più semplice potrebbe essere definito sano amor proprio. Una spinta a vedersi belli, a piacersi, a stimarsi ponderatamente e consapevolmente.

Se, però, questo amor proprio diventa patologia ed il soggetto è una persona egocentrica con una smisurata considerazione di sé e delle proprie azioni, si parla di disturbo narcisistico della personalità. Siamo di fronte, in questo caso, ad una persona che si concentra interamente su se stessa, che riscontra problemi nel relazionarsi con gli altri, che adula chi la ammira e la apprezza, mentre detesta chi le fa critiche e che, difficilmente, riesce ad essere empatica. Una persona che ha difficoltà nel relazionarsi, che vive ogni critica come un’offesa, che cerca di circondarsi solo di persone che la ammirano e che ne necessita di continue conferme del suo valore. Un individuo che tiene quindi fuori dalla sua affettività il resto del mondo.

Il narcisista è, infatti, colui che incarna l’identità assoluta e che non conosce né riconosce l’alterità. E’ l’individuo che si sente perennemente al centro dell’universo.

Per comprendere appieno cos’è il narcisismo, bisogna quindi fare un passo indietro nel tempo e catapultarsi in una delle opere prime del poeta Ovidio, le Metamorfosi.

All’interno di questo capolavoro della letteratura latina si racconta la storia di Narciso. Secondo il mito, Narciso era un bellissimo bambino, figlio della Ninfa Liriope e del Dio fluviale Cefiso. La madre, volendo conoscere il destino del figlio, consultò l’indovino Tiresia che le rispose: “Tuo figlio vivrà fino a quando non conoscerà se stesso”.

Narciso, crescendo, divenne un giovane bellissimo, dolce e raffinato, ma al tempo stesso vanitoso ed insensibile. Al giovane Aminia che si innamorò di lui regalò una spada per far sì che si uccidesse e la cosa avvenne. Dopodiché il destino di Narciso si incrociò fatalmente con quello della Ninfa Eco, incontro che ebbe un epilogo funesto per entrambi.

Eco, ninfa dei monti, era dotata di una parlantina eccezionale e venne punita da Giunone, sposa di Giove, quando la dea si rese conto che le sue chiacchiere erano il modo usato da Giove per dare il tempo di scappare alle sue concubine. Giunone decise quindi di privarla della parola e di darle solo la possibilità di ripetere le ultime parole gridate da qualcun altro.

Innamoratasi di Narciso e non potendo esprimere il suo amore a parole, corse ad abbracciarlo, ma il bel giovane la rifiutò e la scacciò in malo modo. Eco, profondamente addolorata, visse la sua intera esistenza struggendosi per il suo amore non corrisposto.

A Narciso, invece, gli dei decisero di inviare Nemesi, dea della vendetta, che lo condannò ad innamorarsi della sua immagine riflessa nell’acqua. Il bel giovane, dapprima cercando di abbracciarsi poi di baciarsi invano, non potendo coronare il suo sogno d’amore e straziato per il dolore si trafisse il petto con una spada e morì.

Prendendo in esame le figure dei due protagonisti del mito si può quindi addurre che da un lato Narciso rappresenta in toto l’identità senza alterità, perché egli riconosce, apprezza, ammira ed ama solo se stesso.

Eco, invece, non esiste se non in funzione dell’altro e diventa l’assoluta alterità senza identità. Rappresenta il partner ideale per la persona affetta da disturbo narcistico che ama circondarsi di soggetti dotati di scarsa autostima e sostenitori del suo fascino.

Proiettandoci nell’epoca contemporanea potremmo dire che il narcisista è il soggetto che mira a  collezionare più like su Facebook o che ottiene milioni di follower su Twitter, il Narciso in chiave moderna.

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Dalida Panseri

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