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il primo colloquio di Nina

By Settembre 21, 2018 No Comments

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Nina racconta il suo primo incontro con una psicologa

Decidere di rivolgersi ad uno psicologo significa, innanzi tutto, ammettere di avere dei problemi, piccoli o grandi che siano, delle fragilità e delle debolezze; vuol dire essere pronti a guardarsi dentro e voler rivangare tutto per procedere nel proprio cammino di vita più sereni.

Scegliere lo psicologo giusto vuol dire dapprima comprendere se lo si vuole uomo o donna, giovane o maturo, capire che tipo di approccio si vorrebbe avere, proiettarsi in un’ipotetica seduta e decidere l’orientamento più vicino alle proprie necessità.

Nel mio caso la scelta è caduta sull’orientamento cognitivo-comportamentale che, a distanza di anni, confermo come il più “giusto” ed affine alla mia modalità di relazionarmi con i fatti e con le persone. E la scelta della psicologa, seppur casuale, ma fatta secondo intuizione, si è dimostrata giusta, sensata, in linea con le mie aspettative e soprattutto di grandissima utilità.

METTERSI IN GIOCO ALLA PRIMA SEDUTA

Il primo incontro con una persona sconosciuta, si sa, comporta sempre domande, incognite, dubbi, interrogativi, paure e soprattutto incertezze. Il primo incontro con uno psicologo, oltre a tutto ciò, implica un insieme di emozioni che è difficile da descrivere.

Ricordo ancora, mentre ero in attesa che la dottoressa mi chiamasse, quante domande mi venivano alla mente: “Cosa mi chiederà?”, “Cosa le riuscirò a dire?”, “Mi verrà da piangere?”, “Riuscirò a reggere le emozioni e a dirle tutto quanto mi tormenta?”. “Come mi sentirò dopo?”.

Tutti questi interrogativi, appena mi son seduta davanti a lei, mi son presentata e le ho spiegato sommariamente le motivazioni che mi avevano spinto a rivolgermi a lei sono scomparsi.

Non ero più io a condurre il gioco, non ero io a decidere l’argomento da trattare, non ero io a stabilire di cosa parlare e di cosa no. Non mi potevo preparare un argomento ed allenarmi ad affrontarlo per cercare di simulare e nascondere le mie emozioni.

No. Era lei, che coscientemente e con grande bravura, delicatamente ma al tempo stesso fermamente, mi guidava alla scoperta di argomenti o emozioni che mi facevano più o meno male.

Era lei a scoperchiare, seduta dopo seduta, un mio vaso di Pandora che talvolta non faceva uscire quasi nulla, mentre altre volte mi stravolgeva l’intera giornata.

“Continui così – più volte mi diceva – perché è solo affrontando di petto i problemi che potrà, in un futuro, voltarsi indietro e rendersi conto di quanto cammino ha fatto e quante difficoltà ha superato”.

Ed aveva ragione.

Ricordo ancora le emozioni che talvolta provavo dopo una seduta, lo stupore che avevo nell’essermi ricordata di eventi che avevo del tutto rimosso, la felicità nell’essere riuscita a parlare di argomenti che credevo troppo pesanti e difficili da affrontare.

Tutto questo mi dava una forza incredibile. Mi faceva capire che non ero io la debole, non ero io quella sbagliata o quella che doveva vergognarsi di essere spontanea, emotiva, trasparente e vitale. No! Non ero io ad avere la colpa di non aver potuto avere un bimbo, non potevo continuamente punirmi per essere nata con una malattia che mi aveva privato del dono di diventare mamma.

Non ero io a dovermi affliggere con questo immenso dolore. Io ero quella di sempre, solare, intraprendente, vitale, socievole, chiacchierona e divertente.

Dovevo solo riscoprirlo e riprendere in mano la mia vita. Nonostante le critiche e i giudizi di chi amavo e con cui pensavo, allora, avrei costruito la mia vita.

A DISTANZA DI ANNI…

Il mio rapporto con la prima psicologa, avendo io cambiato città, si è interrotto non senza dolore. Terminare una terapia e sapere che non è mai facile trovare un’altra persona con cui aprirsi e rimettersi in gioco ha comportato per me la scelta di “arrangiarmi da sola”. Ma superare malattia, dolori, separazione e divorzio da sola mi ha messo di fronte ad un bivio: o vai avanti da sola, e prima o poi crolli, oppure cerchi un’altra dottoressa che ti possa aiutare a superare tutto quanto.

E così è stato. Oggi sto bene, sento di poter affrontare i fantasmi del passato, penso di avere la maturità e la forza per guardare avanti e mi amo molto di più.

Quindi sono fierissima di me e di come, a testa alta, affronto le difficoltà. Perché so che, nelle avversità, ho sempre una psicologa con cui condividere ansia, dolori e – perché no? – gioie.

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Dalida Panseri

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