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Il mito di Atlante

By Luglio 13, 2018 No Comments

Il mito di Atlante                       mito di atlante

Nel sistema di relazioni che possono innescarsi tra figli e genitori merita sicuramente una menzione la sindrome di Atlante. Vista come la ripresa del famoso mito che vide contrapporsi Atlante agli dei dell’Olimpo, tale sintomatologia sfocia nell’iper responsabilizzazione del bambino e nella sensazione che poi in lui nasce del sentirsi il peso del mondo sulle spalle. Sensazione che talvolta è transitoria talvolta, invece, diventa un modus operandi del soggetto, che vive perennemente in balia di un senso di colpa nei confronti degli altri.

Se  da una parte Atlante, convinto di aver subito un’ingiustizia, si contrappose agli dei dell’Olimpo e privilegiò se stesso ed il suo benessere, dall’altra il bimbo – che si preoccupa più del bene altrui che del suo – reprime ogni sua percezione ed ogni sua emozione; diventando così perennemente soggiogato dal senso di colpa e dalla paura che far prevalere i suoi bisogni comporti la perdita dell’affetto genitoriale.

Quando scatta, quindi, tale sindrome?

Quando il bimbo, all’interno di dinamiche familiari, non è in grado di opporsi al Super-io che rappresenta l’insieme di regole e divieti genitoriali, facendo prevalere i bisogni degli altri e sentendosi investito di una responsabilità che lo porta ad una crescita prematura e per lui deleteria.

 

E’ importante fare un breve excursus mitologico per comprendere appieno questa dinamica comportamentale. Atlante, figlio di Climene e Giapeto, secondo quando narra Esiodo, fu costretto da Zeus a tenere sulle spalle l’intera volta celeste dopo essersi alleato con Crono in una battaglia contro gli dei dell’Olimpo.

Zeus, che rappresenta l’archetipo della figura paterna, lo condanna così a portare il Cielo sulle spalle per l’eternità per far sì che lui possa espiare le proprie colpe.

Traslando il mito all’interno di dinamiche comportamentali umane parliamo, quindi, di persone che vivono in una situazione di perenne espiazione della loro colpa; persone che sentono di avere grandi responsabilità nei confronti di se stesse e degli altri come se da loro dipendesse il destino di situazioni ed eventi.

L’adulto vittima di questo complesso non riesce a soddisfare le proprie necessità, si nega i piaceri della vita e teme di esprimere ciò che pensa davvero.

Nei bimbi, cui viene negata la possibilità di vivere l’infanzia serenamente e cui viene imposta l’idea che per ottenere l’amore dei genitori dovranno rendersi utili, si crea di conseguenza un terreno fertile per la nascita del senso di  colpa.

Occorre, quindi, fare un percorso di crescita e di riconquista dell’autostima per far sì che le persone affette dalla sindrome di Atlante possano recuperare il potere di autoaffermazione e di scelta. Per poter riconquistare quindi la la libertà e aver forza e capacità di dire “no” e di rompere gli schemi.

Il bambino “genitorializzato”  soffre se mamma e papà stanno male, si fa carico empaticamente della loro sofferenza e cerca di alleviare il loro malessere se si accorge di poter intervenire, sentendosi così indispensabile. Il soggetto che vive il complesso di Atlante spesso si accorge che la sua fatica è spesso ripagata da un amore utilitaristico, privo di reciprocità e senza alcuna attenzione ai suoi veri bisogni.

Obiettivo terapeutico per liberarlo da questa sintomatologia sarà quello di riappropriarsi del potere di scelta e della capacità di far prevalere i suoi bisogni e le sue istanze impedendo al senso di colpa, innato, di ripresentarsi.

#atlante #responsabilità

 

Dalida Panseri

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