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M.TWENGE Iperconnessi – 1

By Febbraio 15, 2019 No Comments
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Ragazzi col cellulare sempre in mano: rischio malessere psicologico in aumento.  M. Twenge, nel libro “Iperconnessi”
afferma che la nuova generazione di adolescenti è la più sicura sul piano fisico, ma la più fragile su quello psicologico.
Dopo tre anni di ricerche, sondaggi e interviste, il libro espone un quadro tanto chiaro quanto preoccupante.
La iGeneration, ovvero i ragazzi nati dopo il 1995, mostrano.ansia e depressione in forte aumento, con un aumentato
tasso di suicidi rispetto alle generazioni precedenti;disinteresse per il mondo reale, incluse le relazioni sentimentali,
rapporti faccia a faccia e attività sociali; crescita più lenta e sviluppo cerebrale rallentato.
In aggiunta, tra le ragazze, si registra un sempre crescente tasso di disturbi di comportamento alimentare,
come anoressia e bulimia.
Ma come può tutto questo essere collegato ad un uso, anche improprio, dello smartphone?
Molto semplice. La iGen è nata e cresciuta con internet, nessuno di questi ragazzi ricorda un mondo che non fosse
connesso: la loro realtà è lo smartphone.
“Ai miei coetanei non interessa più socializzare e incontrarsi faccia a faccia, ci si scrive sul telefono e
ognuno resta a casa propria”, racconta una ragazza all’autrice.
Questo disinteresse porta gli adolescenti ad avere sempre meno esperienze, ritenute pietre miliari dalle generazioni
precedenti, come prendere la patente, andare in discoteca o avere il primo rapporto sessuale. L’adolescenza è diventata
un prolungamento dell’infanzia invece che un preludio di maturità.
I ragazzi si chiudono in camera, con il cellulare in mano ed entrano nel mondo virtuale.
In Giappone è stata persino inventata una parola, per descrivere questo fenomeno crescente: hikikomori
Gli smartphone sono diversi da qualsiasi media e si infiltrano in ogni minuto della nostra vita: gli iGen passano davanti
allo schermo del loro smartphone più tempo di quanto durino tre partite di calcio consecutive, controllano gli aggiornamenti sui social una volta ogni dieci minuti ed iniziano a soffrire di nomofobia , ovvero paura di rimanere sconnessi dalla rete o senza batteria quando sono fuori di casa.
Il mondo esterno, quello reale per intenderci, viene percepito come un ambiente rischioso,faticoso ed in generale ostile.
Ragazzi che escono meno di casa e che vivono il rapporto con un altro essere vivente come un pericolo, hanno anche più problemi legati alla propria sessualità. A causa di questi, oggi impera la cultura dello hookup (sesso bollente ed emozioni fredde), priva di romanticismo, di impegno e d’intimità emotiva.
Il tutto è colmato con l’aiuto consolatorio di un facile accesso alla pornografia online.
INFINE, implacabile ed inattaccabile, arriva la sentenza della neuroscienza: le attività svolte davanti ad uno schermo, oltre
a causare, come ormai risaputo, disturbi del sonno, procurano meno felicità e soddisfazione a livello cerebrale, rispetto ad attività pratiche e fisiche. Questo calo di emozioni positive, rafforzato dalla sonnolenza e dalla pigrizia, conduce inesorabilmente a stati ansiosi sempre più frequenti, casi di depressione in crescita esponenziale ed un tragico aumento nel
numero di suicidi tra giovani tra 15 e 22 anni.
Sorge spontanea, quindi, la domanda di genitori ed educatori: come possiamo aiutare i nostri ragazzi?
M. Twenge propone tre punti chiave per cambiare le abitudini degli adolescenti.
Seguono alcuni suggerimenti
#iperconnessi #adolescentiritirati #malesseregiovanile
Dalida Panseri

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