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Conflitto e prassi educative..cosa succede?

By Gennaio 20, 2018 No Comments
Ho partecipato a due serate interessanti su questo tema.

La prima serata è stata con Daniele Novara sulla gestione dei conflitti familiari ad Alzano Lombardo.

L’incontro ha beneficiato di un’ organizzazione strepitosa, con hostess accoglienti e presenti ovunque, addobbi floreali e particolari curatissimi. L’auditorium Nassiriya era stracolmo d’insegnanti e di personale educativo.

Riferisco alcuni passaggi che mi sono sembrati i più significativi  della sua relazione.

Si parte da una considerazione sociologica poichè c’è stato un cambiamento di tipo familiare e culturale che ha trasformato il nostro sguardo e la nostra prassi educativa: siamo passati da un’epoca in cui i ruoli familiari e sociali (adulti in genere, ma anche insegnanti…educatori vari..) erano praticamente ingessati, rigidamente prevedibili nel loro modo di essere  ed era un mondo in cui i bambini al massimo si concedevano un po’ di goliardia – lì non c’erano conflitti-;  ad un mondo in cui tutto cambia, addirittura si frantuma e comunque si presenta in una forma in cui i legami sono indefiniti e  “liquidi” (Bauman).

Oggi i genitori utilizzano principalmente un codice affettivo, sono emotivi in tutti i loro legami, urlano spesso e rincorrono un modello relazionale basato sul dialogo e sulla  disponibilità, ma purtroppo questa modalità non si trasforma in codice educativo,bensì diventa una sorta di  socievolezza nei confronti dei figli.

Ma il bambino non ha il senso del limite, ha bisogno che sia l’adulto a definirlo.

A questo punto c’è un distinguo tra il Genitore Emotivo

che chiede al figlio cosa preferisce,

che si offende, è permaloso,

spesso si sente in competizione e utilizza comandi, spesso inefficaci.

Invece il Genitore Organizzato:

stabilisce delle regole chiare,sulle quali mantiene fermezza

sostituisce i comandi con le regole,

parla con l’altro genitore,

gestisce i conflitti.

Il secondo incontro dal titolo “La congiura degli adulti e i giovani pionieri di un mondo nuovo…” promosso dalla Caritas cittadina è stato condotto dal dott. Stefano Laffi sociologo ed educatore. Ha presentato una sua ricerca riassunta nel libro “Quello che dovete sapere di me..”dove sono stati coinvolti 30000 ragazzi scouts da 16 ai 20 anni ai quali è stata rivolta questa domanda: ci racconti quello che dobbiamo sapere di te?

La prima considerazione che emerge dalla ricerca è che fare delle belle domande sollecita -spesso- delle belle risposte!

I giovani sono una categoria di cittadini che facilmente sono in disaccordo con il mondo degli adulti e quindi nei loro confronti hanno  atteggiamenti di protesta o di allontanamento. Si assiste ad una situazione di PAURA del futuro e all’espressione forte di interrogativi radicali. Si constata che la dimensione politica oggi è completamente assente ma se non c’è un NOI in cui ritrovarci, purtroppo ci si atrofizza sull’IO che facilmente si colloca in un ambito competitivo. Anche le realtà educative e istituzionali devono chiedersi se formare allievi a cui viene richiesto di eseguire dei compiti o dei percorsi, oppure immaginare di sostenere dei pionieri che hanno il compito di rigenerare continuamente il senso di una evoluzione e di un diventare adulto  protagonista. Ecco allora che per accostare i giovani può essere utile  ricorrere agli approcci di Bateson riferiti al dialogo paradossale; e quindi accostare i giovani con ascolto, porre domande ed osservare,sostenere il protagonismo e soprattutto lasciare degli interrogativi.

Si tratta di proporre effettivamente un dialogo non una lezione,attraverso esercizi d’immaginazione, di trasformazione creativa e d’ invenzione, stimolazioni e richieste che possano aiutare i giovani a dare il meglio di loro stessi.Partiamo dall’ipotesi che un gruppo di persone, anche piccolo numericamente, ma con una visione positiva e aperta, sia una realtà fortemente generativa.

E noi adulti dobbiamo ricordarci che solo la prospettiva di un domani, di un futuro ricco di progetti ci può rendere migliori e seminare nel nostro contesto vitale un po’ di ottimismo!

#pauradelfuturo #disaccordocongliadulti #conflittiinfamiglia

Dalida Panseri

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