Immaginare una vita a due, edificare il proprio futuro accanto alla persona che si ama e progettare un cammino insieme sono alcuni dei pensieri che naturalmente si fanno quando si progetta un matrimonio. Casa, figli, famiglia, quotidianità, condivisione, sostegno ed aiuto sono alcuni dei termini che spesso si usano nel rapportarsi con il proprio marito o la propria moglie. Termini che sembrano “normali” e quasi scontati, parole cui non si dà sempre il giusto peso e che vengono invece rivalutate quando nella vita capitano una separazione ed un successivo divorzio.

Vivere l’esperienza della separazione mette di fronte ad un vero e proprio lutto. La dissoluzione del legame matrimoniale non costituisce solo la fine di un amore importante, ma mette in crisi anche tutto quello che un matrimonio rappresenta a livello psicologico.

E’ la fine di un progetto di vita in cui si era creduto, dei sogni per il futuro, di una relazione che si sperava sarebbe durata per sempre. Il divorzio rappresenta, infatti, una perdita affettiva importante che racchiude in sé altre perdite – economiche, pratiche, sociali e familiari – ed è in grado di scuotere in modo profondo la persona e la sua autostima.

Una relazione sentimentale consolidata è un punto di riferimento molto importante e rappresenta una fonte di sicurezza; quando essa si conclude si può avere la sensazione che il proprio mondo vada a pezzi e che tutto quello che accade o accadrà sia in balia di una totale incertezza.

Separarsi ed allontanarsi dalla persona con cui si è progettata una vita significa ripensare a sé come “uno” e non più come “uno all’interno della coppia”. Significa dover cercare nuovi punti di riferimento, nuove coordinate cui affidarsi, nuovi ritmi di vita. Significa rivoluzionare in toto la propria vita e abbandonare il “noi” che una vita a due felicemente comporta.

Passare da un menage familiare ad una vita da single è fare cambiamenti radicali nelle azioni di tutti i giorni: significa doversi ricalibrare, abituarsi a dormire da soli, vivere da soli, mangiare da soli e dover pensare a sé come ad un universo potenzialmente compenetrabile, ma realisticamente estraniato dal mondo e non molto propenso alle relazioni sociali.

Separarsi e divorziare comporta, infatti, in una prima fase, un crollo quasi totale dell’autostima e una colpevolizzazione per l’accaduto. Si tende a negare che la perdita ci sia stata davvero e si prova il desiderio di isolarsi dalla rete di amicizie e di supporto per trovare il tempo di “leccarsi le ferite” e di ridare un senso alla propria vita.

Ci sono i momenti del pianto, del dolore soffocante, dello smarrimento totale, delle domande senza risposta: come farò a farcela da solo/a? Come potrò riuscire a superare le difficoltà senza mio marito/mia moglie accanto? Cosa ne sarà di me e di lui/lei? Com’è possibile che si accaduto a me?

Il futuro, che fino a poco tempo prima, rappresentava il momento più bello in cui proiettarsi e fare progetti e sogni diventa all’improvviso il fantasma più temuto. Rappresenta l’infinità d’ incognite che un trauma così forte mette di fronte e sembra essere il buio totale in una vita senza prospettive, senza progetti, senza sogni, senza quelle due mani accanto in grado di sostenerti e darti un appiglio.

Separarsi e divorziare sono quindi due momenti assai traumatici che possono comportare anni di lavoro per ricostruire la propria autostima, la propria vita, il proprio contesto sociale e la propria riapertura al mondo. A piccoli passi e guardandosi indietro, però, il soggetto che ne è coinvolto si rende conto di aver superato tante piccole e grandi difficoltà, prende coscienza della sua forza e della sua capacità di cavarsela da solo. Comprende, quindi, di non aver necessariamente bisogno dell’altro per raggiungere un risultato e soprattutto comincia ad auto stimarsi e a prendere piena coscienza di sé e delle sue potenzialità.

Arriva, per chi prima per chi più tardi, il momento della rinascita, della conquista della libertà dal dolore, dell’allontanamento (e non della rimozione) dei ricordi e della capacità di proiettarsi di nuovo nel futuro e di pianificare la propria esistenza, con la speranza e la consapevolezza che gli errori del passato possano essere moniti per un futuro da costruire su basi più solide e consapevoli.

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Dalida Panseri

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