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BIOETICA

By Giugno 9, 2018 No Comments

 

Bioetica tra “morali “ e diritto.   Patrizia Borsellino

La bioetica oggi rappresenta l’ambito nel quale porre domande riguardanti il fine vita, la sperimentazione ovvero quali opportunità e pericoli sono collegati alle conoscenze genetiche acquisite. E’ necessario porre una seria attenzione e riflessione sui criteri e le prassi utilizzate in ambito biomedico  incrociando le sfere morali (diversi insiemi di valori e principi) con soluzioni prospettabili sul piano giuridico.

L’esercizio che si predilige è quello di indicare una strada preferibile perché è quella che consente di garantire la coesistenza di persone in una comunità eticamente pluralista dove gli individui non hanno gli stessi valori né convinzioni morali.

E’ la strada del diritto che introduce una prospettiva di responsabilità e di laicità come punto più alto dell’autonomia reciproca, in un modello sociale in cui diritti e doveri sono integrati e i rapporti umani sono all’insegna della solidarietà.

Procreazione

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) contemplano  l’insieme delle tecniche con cui è possibile far nascere un essere umano, senza lo svolgersi di un rapporto eterosessuale. Possono essere tecniche in vivo (inseminazione o GIFT quando l’inseminazione avviene all’interno del corpo della donna) e riporta buone possibilità di successo. Le tecniche in vitro (FIVET) quando l’incontro tra gameti maschili e femminili avviene in provetta.

In Italia è la l.40 del 2004 che regola la procreazione assistita. C’è la scelta di circoscrivere al massimo i destinatari, sia attraverso una restrittiva definizione dei criteri di accesso sia attraverso la chiusura assoluta nei confronti della procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo e sia attraverso l’esclusione della diagnosi pre-impianto dell’embrione in vitro.

Per quanto attiene al divieto della procreazione assistita di tipo eterologo questa normativa rivela un’ immagine della genitorialità di tipo biologistico  completamente  in disaccordo con il pensiero diffuso di una genitorialità di tipo sociale basata sulle relazioni affettive e sulla responsabilità (concezione acquisita dal nostro ordinamento e promossa attraverso la legge sull’adozione).

La legge n.40 discrimina le coppie per le quali il ricorso alla procreazione assistita eterologa costituisce l’unica strada per rimuovere l’ostacolo alla procreazione, ma soprattutto priva i cittadini italiani di una possibilità riconosciuta a tutti gli altri cittadini comunitari. Altra diatriba riguarda la possibilità di accertare le condizioni di salute dell’embrione prima di procedere al suo trasferimento in utero, poiché qualcuno sostiene che le indagini volte ad accertare eventuali alterazioni genetiche nell’embrione siano assimilabili a pratiche eugenetiche. Associazione fuori luogo: viene continuamente sancito il principio di prevalenza dei diritti del concepito su quelli degli altri soggetti coinvolti.

Questa legislazione ha quindi ridotto l’accesso alla pratica della procreazione assistita e ha dato impulso al turismo procreativo ovviamente solo per coloro che possono sostenere i costi.

Da più parti si auspica che i soggetti che lo desiderano possano un domani avvalersi delle nuove possibilità offerte dalla ricerca e dalla pratica biomedica,  attraverso un confronto sereno che  lasci spazio anche a scelte morali divergenti.

Dalida Panseri

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