
Felicità e dolore: due componenti indispensabili di ogni vita
…Credeva che la resistenza dell’aria fosse il problema…
Siamo tutti nati per essere felici. Con questa consapevolezza e con la certezza che gli uomini non sono in balia del caso e non sono affidati al baratro del nulla, la vita di ognuno acquisisce un senso ed un valore completamente diversi.
Capire il significato delle avversità aiuta ad avere fiducia nella vita e ad osservarla con un’ottica differente. Ci si riconcilia con la propria esistenza e si comprende che è proprio grazie alle avversità e ai dolori che si riesce a spiccare il volo. Come la colomba di Kant, infatti, credeva che la mancata resistenza dell’aria l’avrebbe potuta far volar meglio, anche la maggior parte degli uomini è convinta che una vita senza avversità e dolori possa essere migliore.
Ma non è così. La felicità nasce da un atteggiamento di apertura verso l’inatteso e verso il cambiamento. Nel continuum di ogni esistenza vi sono momenti disseminati di felicità che bisogna saper cogliere e riconoscere per capire cosa realmente accade. E si deve gioire bandendo rigidità e paure nell’approcciarsi alla vita. Ci si deve aprire al futuro sapendo guardare con meraviglia il mondo.
Si potrà così capire che è nel miglioramento delle relazioni umane che cresce la felicità umana e non con l’aumentare del reddito e si potrà affermare che non si può pensare alla felicità scevra da ogni dolore. Perché il dolore è esperienza ineluttabile per ogni uomo.
Il dolore mette l’uomo di fronte alla sua finitezza, gli impone dei limiti e lo mette in una condizione di solitudine e di isolamento. Nulla nel dolore può essere trasmesso o condiviso; può nascere compassione – nel senso latino del termine di “soffrire insieme” -, ma solo il singolo individuo che soffre e sperimenta il dolore può e deve trovare la forza per reagire alla sofferenza. Non si deve, quindi, aver paura della sofferenza, perché è proprio tramite essa che ci si apre ad una maggiore consapevolezza della vita.
Consapevolezza che si può trasferire in scrittura autobiografica, ricerca di noi stessi e del nostro passato, e trasformazione del nostro vissuto in qualcosa di “altro e di esterno” per imparare ad ascoltare noi stessi. Fare una narrazione di sè, scritta o verbale,vuol dire fare un percorso a ritroso, alla ricerca della propria interiorità e può comportare un momentaneo isolarsi dal mondo, per ritornare poi con uno sguardo diverso e con nuove spinte.
Scrivere o raccontare significa concretizzare il proprio vissuto e rendersi conto fattivamente che non c’è vita senza felicità e non c’è altresì vita senza dolore.
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